Prima del Big Bang e la vertigine dell’eternità.

Gian Francesco Giudice, Prima del Big Bang. Come è iniziato l’universo e cosa è avvenuto prima, Rizzoli 2024

Ho letto questo libro, di cui l’ultima edizione con aggiornamenti è del 2024, qualche settimana fa. Sento l’esigenza di parlarne, pur conscio della mia abissale ignoranza sui temi cosmologici e, più in generale, scientifici, perché le vicende dell’universo mi hanno sempre suscitato una vertigine pazzescamente attrattiva eppure angosciante, come intorbidata da una vena di nichilistico abbandono a cercare di immaginare l’inimmaginabile. Più che l’infinito spaziale, questo sbandamento vertiginoso me lo ha sempre causato l’infinito temporale, e ancora l’infinito temporale del prima, l’eternità all’indietro, più dell’infinito temporale in avanti.  Il titolo, Prima del Big Bang, mi ha quindi risucchiato immediatamente, come fosse un buco nero. Prima del Big Bang esprime un qualcosa di molto più vertiginoso del sottotitolo Come è iniziato l’universo.

Non ho la minima capacità né di recensire, né di raccontare questo testo per me meraviglioso, non un trattato scientifico ma nemmeno un libro di divulgazione, piuttosto pagine rivolte anche al lettore profano in modo alto, senza compromessi. Mi è piaciuto molto chi ha scritto che il libro è una specie di storia dell’immaginazione scientifica moderna e sa affrontare con un rigore complesso ma accessibile una materia proibitiva. Né provo nemmeno a raccontare il curriculum, di livello appunto siderale, dell’autore, direttore al CERN, accademico dei Lincei e una infinità di altre cose. Sarei prolisso e sicuramente impreciso.

Scrivo queste righe solo per trasmettere il mio, ma forse generalmente umano, sbandamento vertiginoso, saccheggiando a man bassa da ricercatori e recensori quando faccio qualche pur scarno riferimento ai temi del libro di Giudice. Di mio ci sono le domande vertiginose e semplicistiche.

Se grandi scienziati affermano che parlare di tempo prima del Big Bang, inteso come nascita dell’universo, non ha senso, hanno le loro profondissime ragioni ma noi non possiamo fare a meno di cercare, invano, di considerare il tempo come fosse sempre esistito (il tempo esiste?). Non riusciamo a concepire l’assenza del tempo anche se accettassimo l’idea che prima del Big Bang e sin dall’eternità all’indietro ci fosse stato il nulla. Stephen Hawking, perdutamente affascinante la sua Grande storia del tempo, ci dice che il tempo è stato sempre presente, sebbene in una forma diversa da quella che noi umani siamo abituati a misurare.

Sintetizzo la vertigine in maniera rozza: possiamo concepire l’eternità iniziale? Qui la parola iniziale è già ridicola, dato che parliamo di eternità all’indietro ovviamente sempre esistita. Se non fosse sempre esistita, ci sarebbe un’eternità precedente iniziata non si sa come (Cosa faceva Dio prima di creare l’universo?). E, dato che quasi tutti gli umani non obnubilati da letteralismi religiosi ci siamo alla fine convinti che l’universo è iniziato un po’ meno di 14 miliardi di anni fa con il Big Bang, che quindi il tempo dell’universo è iniziato nel momento XY e ci è stato anche raccontato quanto è successo nel primo, nel secondo e nel terzo milionesimo di secondo successivi all’esplosione bingbanghica, tutto ciò ha comportato un certo rilassamento della vertigine dell’eternità all’indietro: bene, sappiamo con ragionevole sicurezza che il Tutto ha avuto un inizio.

Un momento: la materia super super concentrata la cui esplosione consideriamo l’inizio  (di cosa? dell’universo come più o meno lo conosciamo, del tempo e della storia?) è allora nata (è stata creata?) dal nulla? Prima dell’inizio era il nulla? E qui oltre alla scienza, si scatenano la filosofia e le religioni. Giudice, ci dice sostanzialmente di no, il nulla non era.

Se andiamo indietro a ritroso fino ai circa 14 miliardi di anni fa, ancora una volta prendo in prestito le prossime righe, vediamo l’universo che si contrae sempre di più fino a diventare piccolo come un atomo ultraultracompatto, dove le leggi della fisica e del tempo cessano di funzionare. Il tempo si assottiglia e si avvicina a raggiungere il niente, ma non è mai stato il niente, sempre Hawking, che poi, confortando il profano estatico e sbandante, aggiunge: “non c’è mai stato un Big Bang che abbia prodotto qualcosa dal nulla. Sembra così soltanto da una prospettiva umana”. Hawking, evidentemente, riteneva di poter valutare le cose da una prospettiva non umana.

Comunque ci siamo: il nulla non è mai esistito, il non-nulla esisteva anche prima del Big Bang ed è umano pensare che il nulla non sia mai esistito e il non-nulla sia sempre esistito.

Ebbene, Giudice ci racconta con logica e passione un pezzo dell’eternità all’indietro attraverso gli strumenti della più alta ricerca scientifica, supportati dall’induzione e dalla speculazione umane. Una specie di storia dell’immaginazione scientifica moderna. Il Big Bang non è l’inizio dell’esistente, del Tutto, è solo il fenomeno fisico assodato che segna l’avvento del cosmo descrivibile dalle leggi fisiche conosciute.

Il Tutto c’era anche prima, ancora pressoché indescrivibile da noi, diversissimo dal Tutto contemporaneo, quello cioè degli ultimi 14 miliardi di anni, ma c’era e Giudice scienziato sul Tutto ci dice qualcosa, riesce persino a farcelo immaginare. Anche se ritengo almeno per il momento impossibile per i profani, e forse non solo, avere un’idea decente di cosa immaginare.

Prima del Big Bang probabilmente c’è stata una fase di spazio vuoto dotato di energia e il Big Bang è il momento in cui l’energia del vuoto si trasforma in maniera calda e densa, dando avvio all’universo osservabile. Del Tutto esistente prima del Big Bang sappiamo ancora nulla o quasi, ma per la prima volta nella storia umana è abbordabile dalla ricerca scientifica e domandarci cosa c’era prima del Big Bang e interrogarci sul tempo prima del Big Bang non è più privo di senso, concetto al quale la limitatissima ragione umana in fondo si è sempre ribellata.

Da leggere.

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