Una raccolta ambiziosa e visionaria – Le Edizioni Mondo Nuovo, giovane casa editrice con sede a Pescara, ci hanno inviato un volume che ci è sembrato interessante sia per la vastità dell’impresa, sia per l’ambizione culturale ed etica. Si tratta di un’ampia raccolta di testi poetici, curata da Massimo Pamio e Andrea Vaccaro con il contributo di Elio Pecora e Lorenzo Perilli, accomunati dal fatto di concepire la poesia come impegno civile. Una concezione un po’ dimenticata nei tempi recenti.
I cento poeti, come dichiarano i curatori, hanno risposto all’appello per creare un volume ispirato dalla ricerca di un altro orizzonte di civiltà in un mondo devastato dalla disumanizzazione, dalla dominante logica del potere incontrastato del più forte, dal decadimento dell’industria culturale. Una raccolta, oltre che ambiziosa, in qualche modo fiera. Fabule Magazine ha intervistato Massimo Pamio, chiedendogli di illustrare il significato e l’origine di un progetto di questa entità.
Quali sono il significato e l’obiettivo di un volume così originale nella sua concezione?
Comprimere un dolore collettivo, tutte le voci in una, per stabilire se sia possibile adattare una spazialità intima collettiva a un principio universale, quello della dignità umana. Uno strumento organico e rizomatico di cento tasti in grado di annullare i confini del consumismo poetico e capitalistico dell’io per provare a creare l’immagine di pensiero propugnata da Deleuze e Guattari, che non segue una linea di subordinazione ma più connessioni, dove ogni elemento può simulare o influenzare qualsiasi altro.
Può raccontarci come si è sviluppata l’idea dal momento della concezione alla pubblicazione?
Nutrivo da tempo l’idea di realizzare un’antologia della poesia italiana, per offrire spazio a scrittori meritevoli (soprattutto meridionali) assenti in tante altre già pubblicate. Chiesta la collaborazione a Francesco De Napoli, persona dolcissima, sensibilità acuta, poi impedito a procedere per problemi personali, mi sono rivolto ad Adam Vaccaro, che stimo e condivide le mie stesse ansie. Colpiti dalle orribili vicende mondiali in corso, ci siamo dedicati a realizzare un manifesto in difesa della dignità umana, da cui poi è scaturita l’opera, che non è un’antologia tematica, come scrive Nadia Cavalera: è un atto.
Quale è stato il criterio di scelta dei poeti che sono inclusi nel volume?
Cinque requisiti: l’adesione al manifesto, l’amore spassionato e sincero per la pace, il rigetto di ogni forma di violenza, le qualità poetiche e infine, per molti, la meridionalità. Cristo nelle antologie di poesia non si è fermato a Eboli, ma geograficamente molto più su.
Ci sono versi già pubblicati, che avete scelto e raccolto, e testi scritti appositamente per questa raccolta?
Una filastrocca di Bruno Tognolini, ad esempio, che scrive per i bambini ma a mio avviso è una voce immensa, trascurata da critici e antologie, testi di Chandra Livia Candiani, Giuseppe Conte, Valerio Magrelli, Elio Pecora ed altri, ma anche inediti scritti appositamente: un campo cognitivo/relazionale ubiquo.
Pensate che in una società quasi soffocata da comunicazioni prevalentemente video-sonore, che fondano la loro capacità di influenza soprattutto sulla semplificazione spesso mistificante e sulla platealità esibita, la letteratura scritta abbia ancora qualche possibilità di incidere sulle opinioni e sulle coscienze delle persone?
Per letteratura ormai si intendono tweet, post, teatro, cinema, fumetti, musica, articoli, slogan politici, spettacoli, ecc. Le comunicazioni video-sonore sono letteratura. Non solo cambiano i tempi, ma cambia anche la semantica storica del concetto di “letteratura”.
State pensando di continuare con questo progetto o con iniziative simili?
Io ho curato un’antologia, Chi è Carneade, facendo rispondere alla domanda posta da Don Abbondio 37 scrittori, tra cui l’Intelligenza Artificiale, il cui testo mi ha perfino commosso. Poi Luca Ricatti, su Elena Di Porto, della cui vita è nelle sale un film con Micaela Ramazzotti e regia di Stefano Casertano, Elena del Ghetto; racconti in cui emerge un io profondo nelle modalità più variegate unificate da un principio di connessione ed eterogeneità senza un ordine preventivo che assegni posti a ciascun elemento, collegato a un altro, e così via, perché così deve essere, se vogliamo aiutare l’umanità a porsi le domande giuste per evitare la sua estinzione, già in corso.
