Bontà, inquietudine, amarezza

Claudio Morandini, Le occasioni di Giovanna, Nottetempo 2026

La storia è quella di Giovanna, professoressa di liceo in pensione. La sua vita di pensionata è parecchio attiva e tutta all’insegna del volontariato, dell’aiuto a chi ne ha bisogno. A cominciare dai più reietti tra i cani, quelli rinchiusi nelle gabbie del canile comunale con delle storie quasi sicuramente sventurate e dolorose alle spalle, che Giovanna, puntuale tutte le mattine alle otto, porta a fare le loro passeggiate quotidiane. Ma aiuta anche le amiche e una anziana, acida e aggressiva vicina, dà ripetizioni gratis ad alcuni ex alunni e altro ancora. Accadono però, nel giro dei pochi giorni in cui si svolge la vicenda, dei fatti che la deludono e le fanno del male, sfortune, ingratitudini, anche punte di cattiveria proprio nei confronti di una persona così generosa. Affido la conoscenza completa della storia alla lettura del libro.

Ho iniziato a leggere questo ultimo romanzo di Claudio Morandini in maniera direi tranquilla, con normale curiosità, e di primo acchito mi è sembrato un testo dignitoso, affettuoso nei confronti del personaggio, piano, senza una particolare azione drammatica pensata per tenere alta la curva dell’attenzione del lettore. Sensibili e squisite, comunque, le prime pagine dedicate al comportamento dei cani.

Un romanzo sulla bontà, segnatamente sulla bontà misconosciuta, come sostengono la maggior parte delle pagine di critica e commento che in prima battuta ho letto? Man mano che andavo avanti mi è parso sempre più di no: un romanzo molto più complicato, molto più sottile, materiato di quell’ambiguità senza la quale non è possibile descrivere degnamente le meccaniche di un animo umano. Non ho provato affatto la sensazione di trovarmi di fronte a “una prosa avvolgente e uno sguardo lieve” con cui l’autore “ci racconta quanto sia difficile l’esercizio quotidiano della bontà in un mondo sempre più sordo e smarrito”. 

Mi sono invece trovato di fronte a una rappresentazione attentissima, financo profonda di una anziana signora generosa, cosciente di sé e di una sua sostanziale superiorità rispetto al piccolo mondo che la circonda con i suoi vezzi, le sue manie, i suoi pettegolezzi, i suoi piccoli esibizionismi, il suo non ricambiare quello che gli viene dato. La sua coscienza di sé è rassegnata ma non scevra da impazienze nei confronti degli altri, persino da impercettibili punte di disprezzo. Giovanna è sensibile, orgogliosa, vacillante, malinconica, offesa, risentita.

Mi sono detto: se quasi tutti pensano sia un romanzo sulla bontà misconosciuta, può darsi che l’autore volesse scrivere proprio di questo e che poi, secondo me, magari il personaggio abbia assunto una vita propria, diventando altro rispetto alle sue intenzioni, come non di rado capita ai romanzieri. Ma poi ho visto su You Tube la registrazione di una presentazione del libro e mi è apparso chiaramente che Morandini, mi si passi l’espressione che potrebbe sembrare altisonante e paradossale, ma vi prego di credermi non vuole esserlo, fosse d’accordo con me. La sua prima risposta all’intervistatore è stata non dico una negazione ma per lo meno una serie di distinguo rispetto alla tesi del romanzo sulla bontà.

Mi è capitato poi di leggere altre critiche e altri commenti, più attenti, e mi è sembrato di cogliere un certo consenso sull’interpretazione non buonista del romanzo. Le occasioni di Giovanna, è stato infatti scritto, non idealizza mai la protagonista, mostra tutte le sue fragilità materiate di rimpianto, di delusione, di risentimento. Nessun tono consolatorio, ma l’articolarsi di un percorso appunto ambiguo, che conduce una persona anziana a rivedere il proprio modo di stare al mondo.  Ed è stato benissimo scritto che quella di Giovanna non è una storia sulla bontà ma un esercizio di resistenza. Una storia mi viene da dire di erosione: della reputazione, del rapporto aperto e forse ingenuo con gli altri, dell’idea che fare il bene con animo limpido basti. Non vengono erose però la coscienza di sé e l’orgoglio di Giovanna, che la portano a comportamenti risentiti fino alla stranezza.

Le occasioni di Giovanna non è un romanzo edificante. Usa la bontà, o meglio la pratica di un altruismo pratico e fattivo, come materia narrativa scomoda, esposta a fraintendimenti e ritorni di aggressività nei confronti di un mondo che si incrina. Non premia il lettore con l’emozione facile: lo interroga con la vita normale, e con l’ombra che la vita normale produce, con una rappresentazione solo apparentemente dimessa e non ambiziosa, e per questo così riuscita, della condizione umana.

Forse mi sono spinto troppo oltre, forse ho riversato in questo testo una soggettività che potrebbe andare al di là del suo carattere e delle sue motivazioni. Credo però di no. E penso anche che, se un romanzo come questo, con l’assenza di una trama forte come tratto forte, smuove così tanto la soggettività di chi ne scrive, vuol dire che la sostanza c’è. E questo proprio non è poco.

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