ROMANZI AL FEMMINILE – Prenderò in esame, a partire da questa recensione, alcuni romanzi al femminile, cercando di combinare le mie impressioni sul singolo testo con qualche considerazione sul main stream incentrato sulla combinazione tra autrice donna e tipologia (costante) delle figure femminili centrali in questi romanzi. Un main stream dominante e il più delle volte accettato a priori come cosa buona e giusta.
Il tema, in estrema sintesi, è quello del romanzo scritto da donne su donne. Queste ultime, le donne personaggio, non sono pressochè mai raccontate dalle prime, le donne scrittrici, sine ira et studio con intenti puramente letterari e narrativi. Quasi sempre invece si tratta di donne a tesi, donne che lanciano un messaggio di parità, di carattere, di autonomia di pensiero e di azione, di non accettazione dei modi di una società maschilista da millenni. Meglio ancora se sono delle antesignane di questo messaggio collocate in epoche passate più o meno recenti, quando l’emancipazione femminile, escluse alcune rarissime eccezioni, era di là da venire. Ne sto leggendo altri con questo taglio e da questo piccolo campione emerge una notevole costanza di valori e di tipologia del racconto.
(Aggiungo: questo tipo di caratterizzazione dei personaggi femminili significativi è per lo più richiesta dal main stream anche agli scrittori uomini, esposti non di rado allo stigma ideologico e morale se non vi si attengono).
La sonnambula è l’ultimo libro di Bianca Pitzorno, importante e prolifica scrittrice, saggista e traduttrice sarda, ed è molto in linea con quanto sopra. Di lei è stato scritto:
Pitzorno è spesso letta come una scrittrice che ha dato al pubblico italiano figure femminili non decorative: ragazze e donne che resistono, scelgono, contrattano con la realtà e con le sue gerarchie. Questa impronta — indipendenza, autonomia, conflitto con il ruolo assegnato — è un filo dichiarato … non è un dettaglio: è una poetica. La sua scrittura tende a usare l’intreccio (anche avventuroso, anche “da romanzo popolare”) come veicolo per mettere in scena libertà concrete: economiche, linguistiche, morali.
E’ un po’ la sintesi del romanzo al femminile di cui dicevo sopra.
E La sonnambula ci si presenta proprio come un romanzo popolare, c’è chi ha parlato di feuilleton/romanzo d’appendice, volutamente dimesso e non ambizioso sul piano letterario, con i buoni e cattivi e con il lieto fine, lieto fine sapientemente impreziosito però dall’ironia garbata con lui l’autrice lo confeziona.
Ma che delizioso romanzo popolare! Squisito è il fatto che la del tutto fantasioso-fantastica narrazione nasce da un elemento di storia vera: su un giornale di Sassari nell’Ottocento appariva realmente, Pitzorno ce ne fa vedere un ritaglio alla fine del romanzo, l’annuncio di una rinomata sonnambula che riceveva per lo più le signore della buona società, dando consigli, interpretando, vaticinando. Perché con sonnambula lì e in quegli anni non si intendeva chi camminava e magari, bellinianamente, cantava nel sonno, bensì una conoscitrice di buon senso della psiche umana, un po’ veggente, un po’ medium. In questo caso una veggente intelligente e sensibile, che si porta dentro delle misteriose le doti preconizzanti di quando era bambina, ma è conscia di non avere doti profetiche e ottiene la fiducia quasi cieca delle sue clienti certamente fingendo, gestendosi però con una onestà mentale e una generosità che fanno breccia negli animi altrui.
La sua storia è quella di una donna con una sfortunatissima vicenda coniugale con un marito, violento, prepotente, sfruttatore, la quale decide a un certo punto di porre fine a questa angosciosa succubanza e, con notevolissima forza di carattere, di sparire, di cambiare identità e città e di guadagnarsi da vivere iniziando l’attività di sonnambula. Da quel momento in poi le peripezie saranno molte, fino appunto al coronamento del sogno d’amore e al lieto fine. Ma attenzione: alla fine è lui che si adegua a lei rinunciando alla sua vita di successo, e non lei a lui.
Ofelia, questo è uno dei molti suoi nomi nel corso di una vita che la vede cambiare molti mondi e di conseguenza molti nomi, è un bel personaggio. Suscita ammirazione per la sua forte personalità e per la cosciente e in fondo corretta razionalità con cui gestisce il suo incerto dono visionario: allo stesso tempo suscita tenerezza per le fragilità, i dubbi, la gentilezza d’animo, la capacità di amare, per il suo determinato candore. Nelle presentazioni ricorrono termini come dignità, coraggio, forza d’animo, la mente come forma di libertà e di progetto.
Inutile ribadire che La sonnambula è un romanzo classico, narrativo e anche avventuroso. Le tematiche del main stream sul romanzo al femminile, e molto pitzorniane, ci sono tutte e ormai pare difficile farne a meno. La storia regge bene ed è impreziosita dal riferimento a fatti reali da cui il lettore non può che venire preso con curioso compiacimento, il personaggio protagonista è, lo ripeto, un bel personaggio. La lettura mi ha dato veramente piacere. Delizioso, e molto consapevole, romanzo popolare.
