Jeff VanderMeer, Assoluzione, traduzione di Cristina Stella, Einaudi, 2026
Ho provato a scrivere una recensione tradizionale di Assoluzione. Dopo qualche riga mi sono accorto che continuavo a parlare dei conigli, del faro, della Costa Dimenticata e della Fanghista. Così ho cambiato idea. Invece di riassumere il romanzo, ho deciso di seguire i miei appunti di lettura e vedere dove mi avrebbero portato.
Ne è venuto fuori un breve racconto di impressioni, suggestioni e domande lasciate aperte dalla prima parte del libro. Un testo che mette in fila le figure incontrate lungo il cammino — il Vecchio Jim, la Fanghista, il Medico, Sally, il Bandito, le Caposquadra, i conigli bianchi — e i luoghi che abitano questo paesaggio inquieto e magnetico: le yurte, Città Morta, il faro, la Costa Dimenticata.
Assoluzione di Jeff VanderMeer si apre circa vent’anni prima degli eventi raccontati nella celebre trilogia dell’Area X composta da Annientamento, Autorità e Accettazione.
L’Area X non esiste ancora. Non ci sono spedizioni ufficiali oltre il confine. Non esiste la Southern Reach. Non esiste nemmeno un linguaggio condiviso per descrivere ciò che sta per accadere.
Esiste la Costa Dimenticata. Esistono il faro, Città Morta, le paludi, le dune e gli abitanti di questo remoto tratto di costa.
Ci sono piccole anomalie che sembrano dettagli marginali e molti conigli. Anzi, i conigli sono ovunque. Corrono lungo la Costa Dimenticata. Entrano ed escono dall’erba alta. Attraversano dune, acquitrini e distese di sabbia battute dal vento. Al collo portano minuscole telecamere. Registrano tutto ciò che accade intorno a loro mentre si infilano tra le rocce, affrontano il rischio dei predatori e divorano crostacei.
Divorano crostacei?
Ma i conigli sono erbivori.
Poi le telecamere!
Chi può aver messo quei minuscoli gioielli tecnologici al collo dei conigli?
Tutto suggerisce che, lungo la Costa Dimenticata, qualcosa segua regole diverse da quelle a cui siamo abituati. I conigli sono il primo segnale. Con loro si entra in un territorio dove le categorie abituali perdono significato.
La prima a comprenderlo è la Fanghista. Lei fa parte del gruppo di biologi arrivato sulla Costa Dimenticata per studiare l’ecosistema locale. È una specialista del terreno, del fango, delle tracce. Lavora sui dettagli. Osserva impronte, sedimenti, alterazioni minime. È probabilmente il membro più lucido dell’intera spedizione.
Mentre il resto del gruppo cerca spiegazioni, la Fanghista osserva. Registra anomalie. Conserva dettagli che gli altri trascurano. Non sa ancora che cosa stia accadendo, ma è la prima a capire che le categorie abituali non bastano più.
E poi arriva la sua intuizione.
I conigli non sono conigli.
Vent’anni prima della comparsa dell’Area X, un gruppo di biologi raggiunge la Costa Dimenticata per studiarne la natura. Almeno, questo è ciò che i venti membri della spedizione credono di fare.
Montano yurte ai margini della palude. Utilizzano una strumentazione scientifica sofisticata. Raccolgono dati. Catalogano fenomeni. Registrano comportamenti.

C’è un piccolo insediamento tra la Costa Dimenticata e le paludi. Un bar, qualche casa, strade battute dal vento, persone che si conoscono da sempre. Gli abitanti osservano i biologi continuando a fare ciò che hanno sempre fatto.
Sally lavora al bar. Riempie bicchieri, serve birre, ascolta conversazioni. Sa chi è arrivato, chi è partito, chi si è perso nelle paludi e chi è tornato. Parla poco. Ascolta molto.
Battello Ebbro è uno di quelli che hanno sempre una storia da raccontare. Conosce la costa, i canali, le maree. Racconta naufragi, sparizioni, incontri con animali insoliti. Non è sempre facile capire dove finisca il ricordo e dove inizi l’invenzione.
Raga Spillo guarda i forestieri con prudenza. I biologi gli piacciono poco. Hanno l’abitudine di fare troppe domande e quella di credere che ogni domanda abbia una risposta.
Nelle acque che circondano Città Morta vivono anche gli alligatori. Alcuni sono stati catturati, marcati e trasferiti dagli scienziati per capire se sarebbero tornati verso il luogo d’origine o se avrebbero accettato il nuovo habitat. Studiare l’orientamento degli animali è uno degli esperimenti della spedizione.
Poi c’è il Tiranno. L’alligatore più grande di tutti. Ogni comunità ha le proprie storie. A Città Morta molte riguardano lui. Appare e scompare nei canali, emerge dall’acqua e torna a inabissarsi. Gli abitanti ne parlano come di una presenza familiare. I biologi lo osservano come un esemplare eccezionale.
E c’è anche il faro. Compare continuamente nei miei appunti. A volte è una sagoma all’orizzonte. Altre volte domina il paesaggio. Lo si intravede oltre le dune, attraverso la pioggia, dietro le finestre delle yurte. È sempre lì. Sembra osservare la Costa Dimenticata con la stessa pazienza con cui il Vecchio Jim osserva i documenti delle spedizioni.
Perché poi c’è il Vecchio Jim. Lui legge le carte della spedizione vent’anni dopo i fatti. Per lui ogni diario è un frammento, perché ogni testimonianza, ogni rapporto, nascondono qualcosa che non è stato detto o scritto.
Pagina dopo pagina emerge il profilo di un uomo che continua a ragionare come un agente operativo. Il suo compito è capire cosa stia ancora accadendo.
Poi compare il Bandito. Nessuno sa davvero chi sia. Attraversa la scena come una presenza inquieta e familiare allo stesso tempo. Alcuni lo considerano un folle. Altri credono che abbia capito qualcosa che continua a sfuggire a tutti.
Le anomalie aumentano. I conigli si moltiplicano. Le telecamere registrano immagini assurde e impossibili. Le spiegazioni perdono consistenza.
Arrivano il fuoco, la pioggia, i lanciafiamme. Arrivano le sparizioni. Arrivano i morti.
Il vero mistero riguarda il modo in cui i componenti della spedizione reagiscono quando il mondo smette di comportarsi come dovrebbe.
Alla fine, restano il faro, Città Morta e la Costa Dimenticata. O almeno così sembra, perché il cambiamento è già in corso. È irreversibile. E riguarda chiunque sia entrato in contatto con quel mondo.
