Dalla “Cultura dell’anima” alla “Corsara” il viaggio secolare della Editrice Carabba.

Fondata a Lanciano nel 1878, la casa editrice Carabba è da sempre una presenza consolidata nel panorama della cultura italiana. Il suo catalogo ha conosciuto molteplici stagioni, ha dialogato con generazioni lontane tra loro, ha accompagnato i mutamenti profondi della storia. In un presente editoriale segnato da accelerazioni e incertezze, abbiamo chiesto al presidente Gianni Orecchioni quale sia oggi il senso di custodire una tradizione e, insieme, di continuare a scegliere nuovi libri.

La Casa editrice Carabba è un pilastro dell’editoria italiana, legata a nomi come D’Annunzio, Papini, Pirandello. In che modo un passato così prestigioso influenza le scelte editoriali di oggi? È più un “rifugio sicuro” o una sfida a innovare continuamente?

Gestire una casa editrice è un’impresa complessa, che richiede competenza e passione, soprattutto in un momento come questo che, per diverse ragioni, vede in atto una flessione del mercato editoriale che dura ormai da diversi anni. In tal senso si può dire che non esistono rifugi sicuri. Tuttavia il passato della Editrice Carabba è talmente prestigioso e ricco di titoli di valore che non può essere ignorato, anzi costituisce per noi un riferimento costante per orientare le nostre scelte in un contesto molto diverso dal passato. Abbiamo un immenso patrimonio culturale che stiamo cercando di far rivivere, avendo portato già a termine la ristampa anastatica di tutta la prestigiosa collana “Cultura dell’anima”, fatta dai 163 titoli. Nello stesso tempo non possiamo non guardare avanti mantenendo tuttavia l’identità storica del nostro marchio e continuare ad essere editori generalisti.

Oggi il mercato editoriale è estremamente affollato. Qual è il posizionamento che la casa editrice vuole occupare e quali sono gli obiettivi principali che vi ponete per i prossimi anni?

Da quando la Editrice Carabba ha ripreso la sua attività, dopo il fallimento negli anni della guerra, ha indirizzato la propria produzione editoriale nel campo della saggistica, attivando la collaborazione con molte università italiane. Si è particolarmente distinta nell’ambito degli studi dannunziani e della filosofia antica e contemporanea. Da alcuni anni stiamo cercando di dare la giusta attenzione anche alla narrativa con il lancio della collana “Corsara”, che abbiamo presentato insieme a Angela Bubba al Salone del Libro di Torino dello scorso 2025. Il titolo e il logo, che riporta l’immagine di un veliero, sono un omaggio a Salgari, che aveva collaborato attivamente con Carabba pubblicando dodici titoli. All’interno della nuova collana abbiamo già pubblicato “L’avvenire” di Giorgio Ghiotti sul giovane Pasolini mentre sta per uscire il romanzo “Fondovalle” di Marino Magli.

Il criterio di riferimento principale è sempre dato dalla qualità del testo.

Ci può raccontare come avviene il processo di selezione? Quali criteri (estetici, letterari o di mercato) pesano di più nella scelta di un manoscritto?

Alcuni libri, come ho già detto, nascono sulla base di precise strategie editoriali, come frutto di un lavoro di pianificazione orientata a dare continuità ad alcune linee di indirizzo, come nel caso ricordato della narrativa di autore di “Corsara” o del lavoro di ristampa di libri e autori del catalogo storico di Carabba, come è il caso di quest’anno per “Prime prose” di Alba de Céspedes, curato da Angela Bubba, e di “Il Gran Custode delle Terre Grasse” di Eraldo Miscia, curato da Lucilla Sergiacomo e Gianfranco Miscia. In altri casi pubblichiamo lavori segnalati dai nostri direttori di collana; in altri ancora, si tratta di nuove proposte editoriali che ci arrivano quasi quotidianamente e che vengono attentamente vagliate e selezionate dal nostro comitato editoriale prima di essere pubblicate. Il criterio di riferimento principale è sempre dato dalla qualità del testo.

Si pubblica solo ciò che vende.

Esiste una convinzione radicata nel settore, “si pubblica solo ciò che vende”, eppure ogni anno migliaia di titoli arrivano a vendite quasi nulle. Come si muove in questo equilibrio precario tra necessità economica e il desiderio di pubblicare opere di valore che magari faticano a trovare un grande pubblico?

Per noi, che siamo partiti dalla saggistica di qualità e dalla ristampa di opere che sopravvivono dopo oltre un secolo, si può dire che in termini assoluti il problema non esiste, dal momento che oggi, ricorrendo quasi sempre alla stampa on demand, stampiamo le copie secondo le necessità, evitando di appesantire troppo il magazzino e di fare investimenti molto impegnativi a livello economico. In tal modo, anche un libro che nasce per un ristretto numero di esperti, come nel caso di alcuni studi universitari, se viene pubblicato con una tiratura coerente con le reali prospettive di vendita, può anch’esso entrare nei nostri cataloghi. Naturalmente il discorso è diverso per le opere di narrativa per le quali assicuriamo un servizio di editing, con altri investimenti e obiettivi di vendita da raggiungere.

Se dovesse guardare al catalogo recente o storico della casa editrice, qual è il libro che le ha regalato la più grande soddisfazione, non necessariamente in termini di copie vendute, ma come orgoglio editoriale?

È una domanda un pò imbarazzante, come se un padre dovesse scegliere tra i propri figli. Tuttavia, più che di un libro – ne ho già citato più di uno – penso che la cosa mi sta dando maggiore soddisfazione è proprio il progetto di riapertura della Carabba alla narrativa, una scelta non facile, ma perfettamente in linea con la storia prestigiosa della casa editrice che in passato pubblicò tre premi Nobel, come Pirandello, Montale e Tagore, e fece entrare per la prima volta in Italia tantissima letteratura straniera. Quanto ai libri che sopravvivono miracolosamente al tempo e costituiscono ancor oggi il biglietto di visita della Carabba non posso non citare “Lo stato ebraico” di Theodor Herzl, che fu il primo manifesto politico del sionismo e “Primo vere” di D’Annunzio, che segnò contemporaneamente l’inizio della fortuna editoriale di Carabba e anche dello scrittore abruzzese.

Gianni Orecchioni presidente della Casa Editrice Carabba
Gianni Orecchioni presidente della Casa Editrice Carabba

Il sistema editoriale italiano è spesso descritto come frammentato e fragile. Dal suo osservatorio, di cosa avrebbe realmente bisogno il comparto per sopravvivere e prosperare economicamente senza perdere la propria anima culturale?

Per l’editoria, in Italia e non solo, è un momento molto difficile, legato sia all’aumento dei costi di produzione, trasporto e distribuzione che alla diminuzione delle vendite. Il problema si avverte particolarmente per l’editoria indipendente che cerca di sopravvivere ai grandi gruppi puntando sulla qualità, senza poter disporre di grandi capitali. Si avrebbe con urgenza il bisogno di una politica che, al di là degli schieramenti, prendesse seriamente in mano il problema, sovvenzionando progetti di lettura nelle scuole, sostenendo le biblioteche per l’acquisto di libri, rilanciando i fondi di ricerca universitari e trovando altre forme innovative di sostegno, come si sta cercando di fare in diversi paesi europei, anche attraverso bonus fiscali nei confronti di chi acquista libri o sostiene l’editoria con erogazioni liberali. Il libro è un bene comune troppo prezioso per non averne cura e occorre prendere coscienza che come tale va tutelato e non abbandonato alle logiche del mercato.

L’ascesa del self-publishing e delle nuove tecnologie (come l’IA) sta cambiando i connotati del mestiere. In questo scenario, qual è il senso profondo del lavoro dell’editore oggi? È ancora possibile mantenere una redditività tutelando la qualità?

Per quel che riguarda la redditività e la qualità mi sono già espresso. Per quel che invece concerne l’intelligenza artificiale ritengo che si debba valutare la cosa con molta attenzione e discernimento. È chiaro che siamo di fronte a un cambiamento epocale che non può non riguardare in profondità anche il lavoro editoriale. Entrano in gioco molti fattori, come è noto, e bisogna proteggere il diritto d’autore contro la pirateria dei libri che, secondo gli osservatori, già sottrae significative risorse al comparto. Tuttavia, guardando al futuro, penso sia il caso di valutare con attenzione anche gli elementi positivi che possono derivare da un uso sapiente delle risorse che l’IA è in grado di esprimere. Penso al lavoro redazionale, alla creazione delle copertine, ai materiali per la comunicazione, alla creazione delle immagini artificiali. Anche da questo punto di vista dobbiamo essere pronti ad affrontare le nuove sfide con l’orgoglio di chi ama il libro come strumento di conoscenza e prodotto ineguagliabile della creatività umana.

Nota biografica

Gianni Orecchioni dirige la storica casa editrice Rocco Carabba dal 2022, proseguendo un impegno intellettuale e civile radicato nel territorio e aperto al dialogo nazionale. Storico, filosofo e saggista, è autore di libri che fanno luce su pagine oscure della storia italiana del Novecento. Ha raccontato vicende di internamento civile, persecuzioni razziali e memorie cancellate dal fascismo, restituendo voce a protagonisti dimenticati.

Tra i suoi titoli più noti: I sassi e le ombre (2006), Il fascismo, la guerra, la rivolta (2011), Dietro il sipario (2022), Albergo Vittoria (2023) e l’ultimo volume Una rupe nella tempesta (2025).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Unisciti alla nostra community letteraria!

Altri articoli che potrebbero piacerti

Personaggi in cerca d’editore