Dostevskij, L’idiota – Un indimenticabile “romanzo sceneggiato”

Poche pagine della letteratura dell’universo e “di altri siti”, a dirla con il dottor Dulcamara nell’Elisir d’amore donizettiano, sono alte, potenti, stratosferiche – che altro dire? – come le finali dell’Idiota dostoevskijano, quando il principe Myskin scopre che Rogozin ha assassinato Nastas’ja Filppovna e i due passano la notte a vegliarne il cadavere nascosto da una tenda, per poi precipitare nel delirio e nella malattia mentale.

Non ho intenzione di dire altro su queste pagine. Potrei aggiungere, banalmente, solo le straripanti e quasi ingestibili emozioni provate quando le ho lette per la prima volta e rinnovate da ogni rilettura. Vorrei invece ricordare che nel 1959 la Rai mandò in onda un, così si chiamavano allora, romanzo sceneggiato tratto dall’Idiota con Giorgio Albertazzi e il giovane Gian Maria Volontè, interpreti straordinari di Myskin e di Rogozin. Fu un evento forse ineguagliato di letteratura rappresentata in televisione e si parlò di 14/16 milioni di telespettatori. È vero che esisteva solo una rete in Italia ma è certo che oggi non ci sarebbe più spazio nella televisione italiana, e probabilmente non solo, per un Dostevskij rappresentato in maniera così autentica e profonda.

Scrivo queste poche righe soprattutto nel ricordo di un’intervista che, molti anni dopo, Giorgio Albertazzi rilasciò su quella esperienza. La considerava un momento di vertice della sua lunga e grande carriera e ricordava il feeling profondo che si instaurò tra lui e Volontè. Nelle sue parole mi avevano colpito particolarmente la sua chiara convinzione di aver partecipato, ed esserne stato il primo motore e poi adattatore oltre che interprete, a una operazione storica per la televisione italiana, e quanto disse su Gian Maria Volontè, definito “attore completamente vero”, che da quell’Idiota fu prepotentemente lanciato nel mondo del teatro e del cinema.

Ho rivisto questa intervista di Albertazzi poco tempo fa, ma ho anche il ricordo di altre sue parole che su You Tube non sono riuscito a ritrovare. Spero la mia memoria non si confonda, ma ho lucidamente in mente Albertazzi  che racconta come la loro esperienza della recitazione della notte di Myskin e Rogozin  accanto al cadavere di Nastas’ja, allora si recitava in diretta, fosse stata così intensa, intimamente vissuta, squassante, che Volontè al termine delle riprese si sentì male, completamente svuotato di ogni energia fisica e nervosa.

 

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