Delitto e castigo a -60 rispetto a Orgoglio e pregiudizio – La classifica dei romanzi più belli di tutti i tempi secondo The Guardian.

The Guardian, ovviamente autorevole quotidiano britannico, ha pubblicato la classifica dei 100 romanzi più belli di sempre, scritti in inglese o tradotti in inglese, quindi dei maggiori romanzi da quando esiste la scrittura.

Le classifiche, almeno nel mondo occidentale, piacciono da morire e costituiscono uno strumento supremo per attirare l’attenzione. Soprattutto ci intrigano quelle non basate sui numeri, che sono abbastanza, anche se non sempre, evidenti, bensì quelle basate sui giudizi discrezionali o dei così detti esperti o del pubblico. Quindi non chi ha segnato più goal, Messi o Cristiano Ronaldo, ma chi è più forte, Messi o Cristiano Ronaldo.

Quelle sui libri più belli impazzano, proposte in genere da giornali e riviste o anche da singoli critici a caccia di ulteriore gloria. Sono discrezionali, soggettive, per questo addetti ai lavori e lettori se ne deliziano e nel meccanismo entra anche chi le contesta, cosa che sta accadendo anche a me mentre scrivo questo pezzo.

Le classifiche dei Best Book, dell’anno, del XXI o del XX secolo, di sempre, di cui si parla di più e che fanno il giro del mondo, sempre almeno quello occidentale, sono quasi sempre redatte da soggetti anglo-americani, inevitabilmente definiti, almeno da noi autorevoli. In genere si attengono a due costanti tenaci, una di vecchia data, una più recente:

  • Straprevalenza di scrittori parlanti e scriventi in inglese (nota: nelle analoghe classifiche delle canzoni più belle di sempre non è raro trovare il 100% delle 100 Best Ever cantate in inglese da inglesi o statunitensi, scelte da chi suppongo non abbia mai sentito le terre piatte di Jacques Brel e neanche La donna cannone).
  • L’inclusione. Tradotta in termini più concreti: grande presenza tra i prescelti di autrici e discreta presenza di autori / autrici non bianco-occidentali.

The Guardian, è giusto ripeterlo,  è appunto un giornale autorevole e mette sul piatto tutta la sua autorevolezza nel comunicarci la lista dei 100 romanzi più belli di sempre. Proclama con chiarezza la sua adesione alle costanti tenaci di cui sopra: definisce la sua lista più inclusiva rispetto al passato e con uno sguardo più internazionale. Mentre la possente predilezione per testi in inglese non ha bisogno di essere preventivamente segnalata, può essere constatata facilmente, scorrendo l’elenco redatto da 172 superespertissimi (non so chi siano), elenco che qui non pubblico, essendo facile trovarlo in rete. Scorriamolo rapidamente.

Fuori discussione, volendo essere inclusivi, che al primo posto avremmo trovato una donna, Geroge Eliot ovvero Mary Anne Evans, con Middlemarch. Operazione, dunque, ancor più in linea con lo spirito del tempo, che predilige vicende di donne antesignane dell’emancipazione femminile in epoche passate. Fuori discussione che al secondo posto avremmo trovato un’altra donna, nera e impegnatissima, Toni Morrison con Amatissima.

Considerando i primi venti in classifica, notiamo come nei primi cinque troviamo tre romanzi scritti da donne e quattro scritti in inglese. Tra i primi dieci troviamo cinque scritti da donne in una impeccabile declinazione letteraria delle quote rosa, in stile consigli di amministrazione. Tra i primi venti ne troviamo quindici scritti in inglese.

Passiamo a considerare le partite in singolare tra scrittori. Jane Austen ha scritto ben tre romanzi più belli e importanti dei Fratelli Karamazov e tra Orgoglio e pregiudizio e Fiodr Karamazov e i suoi figli si frappongono diciannove posizioni, che diventano sessanta, diconsi sessanta, nei confronti di Delitto e castigo. Tra Gita al faro di Virginia Wolf e Don Chisciotte il gap è di ventidue gradini. Questi due scrittori, uno russo e uno spagnolo, risultano quasi da metà classifica.

Le cose vanno meglio solo a Proust, quinto e primo degli stranieri, e a Tolstoj, sesto e settimo con Anna Karenina e Guerra e pace. Ma per trovare Kafka, dicesi Kafka, anche lui al limite della metà classifica e ben dietro, che so, al Grande Gatsby e a Cime tempestose, dobbiamo scendere al livello ventisette. E per trovare un altro scrittore non male, questo si inserito proprio a metà classifica, Thomas Mann, dobbiamo arrivare al livello quarantadue della Montagna incantata e all’ottantuno per i Buddenbrook, surclassati da Zadie Smith, Shirley Hazzard, James Baldwin e Marilynne Robinson, tutti grandi scrittori ma ho la vaga impressione che le ignorate dai giurati manniane storie di Giuseppe e i suoi fratelli siano su un altro pianeta.  Al livello sessantasette galleggia il superbo incompiuto di Robert Musil, L’uomo senza qualità.

Albert Camus, chi era costui rispetto alle tracimanti presenze, once again, di Virginia Woolf e di Jane Austen? Consiglio senz’altro ai 172 di rileggere (o magari anche di leggere) Lo straniero, anche in traduzione inglese: fa bene all’intelletto umano. E soprattutto Auto da fé, ma Elias Canetti, chi altro era costui? Forse scrivere in francese o in tedesco, anche se poi vengono benevolmente tradotti, rappresenta un handicap per i 172 o forse Alberto ed Elia non erano sufficientemente inclusivi.

E L’idiota, il lancinante, abissale Idiota? La sua esclusione dai migliori romanzi di ogni tempo è forse il frutto di mera distrazione, forse uscirà a breve una piccola modifica all’elenco, magari al posto di Muriel Spark e dei suoi anni fulgenti.

Va bene, mi sono divertito un po’, spero con leggerezza e senza malignare troppo sui condizionamenti e i contorti percorsi della giuria. Direi che mi sono divertito soprattutto a stupefarmi. Non ci resta che aspettare la prossima classifica, spero redatta da un autorevole quotidiano polacco o uruguayano, e vedere se i pareri concordano.

 

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