Il teatro delle macchine pensanti, di Stefano Epifani. Un libro indispensabile.

Questo articolo non è una recensione nel senso classico del termine; è una segnalazione, un contributo alla conoscenza di un libro di Stefano Epifani chiaro, forte, profondo, competente e intelligente: Il teatro delle macchine pensanti. 10 falsi miti sull’intelligenza artificiale e come superarli, Digital Transformation Insitute, 2025. Un libro indispensabile nella deriva di affermazioni superficiali, banali, disinformate e non di rado conniventi con l’enorme sistema di potere che regola l’IA, dilaganti nella narrazione sull’IA. Quella IA che sembra proprio costituire l’elemento nuovo più importante e condizionante del nostro destino come individui e come società.

La disamina di Epifani dovrebbe costituire la base di un atteggiamento serio, sensato e direi ovvio con cui, per lo meno all’altezza della fase che stiamo vivendo, dovremmo parlare dell’IA. E non sarebbe male se qualcuno, soprattutto tra i decisori politici sull’IA ma anche tra i giornalisti, i comunicatori, i commentatori leggesse Il teatro, ne facesse tesoro e ci riflettesse sopra prima di aprire bocca e di ripetere formule mistificanti e anche pericolose. Un libro quindi in primo luogo utile, terribilmente utile.

Epifani è il fondatore e presidente del Digital Transformation Institute e nel suo curriculum ci sono l’insegnamento di Internet Studies alla Sapienza Università di Roma e di Sostenibilità digitale all’Università di Pavia, docenze all’estero, collaborazioni con l’ONU e altro. Nel libro di cui parliamo sottopone a una demistificazione informata e puntuale la messinscena ben orchestrata in cui si traduce il modo in cui l’intelligenza artificiale viene raccontata. Il teatro del titolo è quello dove vengono messe in scena le promesse, le paure, le aspettative, le mitologie mediatiche infondate che si sono rapidamente stratificate nei concetti e nel linguaggio con cui l’IA è fragorosamente entrata nella vita quotidiana, nei dibattiti e nelle decisioni anche politiche, fino a inquinare completamente o quasi la percezione diffusa del fenomeno.

Dato che, come ho detto, sto scrivendo una segnalazione e un contributo alla conoscenza di questo libro, mi limito a una sintesi estrema dei suoi contenuti e credo basti l’elenco dei 10 falsi miti per dare un’idea di ciò che nel teatro viene analizzato.

1. L’intelligenza artificiale è intelligente. Non è vero.
2. L’intelligenza artificiale funziona come il cervello umano. Idem.
3. L’intelligenza artificiale ha le allucinazioni. Idem.
4. L’intelligenza artificiale è infallibile. Idem.
5. L’intelligenza artificiale è imparziale. Idem.
6. L’intelligenza artificiale ha intenzioni proprie e si ribella. Idem.
7. L’intelligenza artificiale è una tecnologia come le altre. Idem.
8. L’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro. Idem.
9. L’intelligenza artificiale è insostenibile per l’ambiente. Idem.
10. Serve un’etica per l’intelligenza artificiale. Non è vesro e non ha senso.

Cito l’autore: L’IA, prima ancora che una tecnologia, è uno specchio simbolico che riflette e amplifica le paure, i desideri e le aspettative di una società in cerca di senso … Non è un caso che, di fronte a sistemi che non pensano, non comprendono e, a dispetto del nome, non sono affatto intelligenti, abbiamo costruito narrazioni che li descrivono come se lo fossero.

E cito una frase a commento del libro generata dall’IA: Il Teatro non è un libro che ridimensiona l’IA; è un libro che ridimensiona noi quando parliamo dell’IA.

Il libro non intende minimamente spiegare come funziona l’IA ma smontare le attribuzioni indebite sull’IA come dotata appunto di intelligenza, come oracolo infallibile, come entità imparziale, come soggetto con intenzioni etc. Intende smontare la retorica pubblica che produce effetti concreti tra gli umani, come ansia, fede, panico morale e richiamare fortemente l’attenzione sulla unica realtà che gioca il ruolo decisivo nella vicenda dell’IA, l’unica su cui ha senso lavorare per gestire un fenomeno di enorme e rivoluzionaria portata: la responsabilità umana, volutamente o superficialmente messa in secondo piano dalla combinazione tra manipolazione e ignoranza. Intende segnalare anche le conseguenze, volute o imprevedute, che questi falsi miti hanno e potranno avere sulle meccaniche di potere, di conflittualità e di disuguaglianza nella società umana.

Il richiamo al riconoscimento della responsabilità umana nella costruzione e nel funzionamento dell’IA e alla responsabilità umana nell’elaborare una strategia complessiva e, in senso insieme lato e letterale del termine, politica è la vera ragion d’essere di questo libro di Epifani, fino alla conclusiva e cruciale smitizzazione del falso mito numero 10: non ha senso ed è totalmente fuorviante parlare, ancora una volta: per la combinazione tra manipolazione e superficiale ignoranza, di etica dell’IA, parlare quindi di un algoritmo morale. Quando l’unico discorso sensato è quello che riguarda l’etica della gestione umana dell’IA, l’etica nell’uso dell’IA.

Cito ancora l’autore: Si finisce per deresponsabilizzare chi progetta e implementa questi sistemi, spostando l’attenzione, e dunque l’onere morale, dalla società che li crea alla macchina che li esegue.

Ma Il teatro non è solo un libro di analisi e, se vogliamo, di denuncia. Il suo valore sta anche nella seconda parte del sottotitolo riferita ai falsi miti: e come superarli. Epifani ci fa capire quanto sia complessa e difficile la questione di una gestione tecnica, politica, culturale, dell’IA nella società umana. Ma indica anche dei percorsi suggeriti dalla competenza e dall’onestà intellettuale per cercare di uscire dalla palude mitologica nel rispetto della dignità umana.

Non sarebbe male se qualcuno leggesse e ci riflettesse.

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