Carlo Farina Dusmet, La leggenda del Pescatore Pentito

Carlo Farina Dusmet, La leggenda del Pescatore Pentito, Albatros 2025

Ho letto il romanzo La leggenda del Pescatore Pentito, di Carlo Farina Dusmet, dopo un incontro con l’autore, con il quale, bevendo un aperitivo, ho avuto quasi un’ora e mezzo di conversazione sorprendente e stimolante. E l’interesse, notevole, che questo romanzo artigianale riesce a suscitare, capace com’è di coinvolgere con spontaneità a metà tra autobiografia e invenzione, come ha scritto Elisabetta Marini, risiede molto nelle vicende di vita e nella personalità del suo autore.

Farina Dusmet è un chirurgo di alto livello, nonché un grande appassionato del mare e subacqueo con lunga esperienza. Nel suo romanzo parla di sé stesso, delle sue esperienze, delle cose che per lui hanno valore, il tutto molto ben intrecciato con l’invenzione letteraria, con la capacità di porre delle questioni e di suscitare delle riflessioni su temi seri della contemporaneità, a cominciare dal rispetto per la vita animale e dalla salvaguardia del mare.

La storia, in sintesi, è quella di Sergio, chirurgo di successo e professore universitario, tanto vincente nella vita e tanto sicuro di sé da sconfinare nell’arroganza e in una sostanziale indifferenza per il prossimo. La sua grande passione extra lavorativa è la pesca subacquea, una passione addirittura ossessiva, da Sergio vissuta come una continua esibizione di forza, di resistenza, di abilità, di freddezza, e da lui giustificata agli occhi di Lia, sua amica d’infanzia e battagliera animalista cui Sergio resta comunque molto legato fino a una dolorosa rottura, con l’argomentazione che i pesci sono dotati di un sistema nervoso primitivo, per cui non soffrirebbero granché quando vengono infilzati e si contorcono.

Un grave incidente occorso in mare cambia la vita di Sergio. Non solo si scopre fragile e vincibile fisicamente, ma comincia a percepire come vani e asfittici i parametri con cui aveva vissuto in precedenza e, recuperando l’amore di Lia, matura un nuovo rispetto sia per gli umani che per il mondo meraviglioso del mare e dei suoi abitanti, un mondo che per qualche decennio aveva aggredito e depredato. E smette di ammazzare i pesci. Una vicenda dunque di conversione, come è stato notato, sul piano non religioso ma morale e della consapevolezza.

L’elemento più sorprendente dal punto di vista narrativo è il rapporto di Sergio con una cernia, da lui chiamata Cecilia e allevata in un suo acquario mediterraneo. A proposito di questa apparentemente incredibile vicenda raccontata nel romanzo, dico subito che non la racconterò oltre, per non far perdere al cliente l’emozione di scoprirla con la lettura; in secondo luogo che l’ho definita incredibile proprio perché non è inventata, è integralmente vera e Farina Dusmet ha vissuto il rapporto con questo pesce esattamente come lo racconta nel libro.

La Leggenda del Pescatore Pentito è senza dubbio un racconto in gran parte autobiografico. Non perché Farina Dusmet sia o sia stato nella vita reale come il chirurgo Sergio, personaggio dalle caratteristiche volutamente sopra le righe rispetto alla personalità del chirurgo Carlo, potremmo dire che dalla sua esperienza di vita l’autore ha elaborato una sorta di realtà aumentata. Ma perché un percorso dalla caccia ai pesci alla profonda sensibilità per l’ambiente marino ha fatto realmente parte della sua vicenda personale. Ma dall’elaborazione creativa di una autobiografia scaturisce un romanzo che contiene un messaggio di amore incondizionato per il mare e per il rispetto del nostro ambiente, un messaggio concreto, serio e profondo. Il che, nel panorama letterario di oggi, non è assolutamente poco.

Aggiungo una notazione personale. Anche io sono un grande, direi un viscerale appassionato di mare, velista ma non pescatore, e ho ritrovato nel romanzo dei modi di sentire e delle espressioni che sono sempre state anche mie. Tra tutte una mi ha colpito: ho sempre sostenuto, ad esempio, che la pesca provoca sdegni meno frequenti e meno vigorosi in chi ama gli animali e combatte contro la loro uccisione gratuita “per sport” perché i pesci non strillano, e muoiono soffocati, con una agonia inversa rispetto a quella dell’essere umano che annega, agitandosi un po’ ma in silenzio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Unisciti alla nostra community letteraria!

Altri articoli che potrebbero piacerti

Personaggi in cerca d’editore