Giuliano Noci, Disordine. Le nuove coordinate del mondo, Il Sole 24 Ore, 2025
Giuliano Noci è un ingegnere, professore al Politecnico di Milano, di cui è inoltre prorettore del Polo territoriale cinese. Ma è un ingegnere sui generis che al Politecnico insegna Strategia & Marketing, muovendosi su un territorio ampio, ponte tra la scienza, la gestione dei dati, l’IA e le “cose umane”, dai consumi, alle vendite, all’innovazione aziendale, alla geopolitica. Questo suo libro si muove lungo tutto l’arco dei suoi interessi, per riflettere e per delineare un possibile orientamento in un mondo già di per sé incerto e complesso ma da qualche anno stravolto da cambiamenti impetuosissimi, sembrerebbe ingovernabili e pericolosi, da vecchie e nuove prepotenze, da tecnologie impensabili fino a una piccola manciata di tempo fa, da rotture di meccanismi e di rapporti che sembravano stabilmente connaturati alla storia umana.
Come porsi dunque di fronte a questo travolgente e confusionario disordine? In che modo cercare di analizzarlo e comprenderlo? In che modo prendergli le misure e organizzare una strategia per gestirlo e per cogliere le indubbie opportunità che cambiamento e innovazione offrono? L’autore, nel suo libro scritto in maniera chiara e piana, ci propone delle risposte pragmatiche, volte a ispirare linee di azione per politici, imprenditori, manager et similia, pur mantenendosi a livelli generali, fermandosi, potremmo dire, ai titoli delle raccomandazioni, senza arrivare a indicazioni concretamente operative.rapporti che sembravano stabilmente connaturati alla storia umana.
Noci ci avverte: il disordine non è una fase accidentale e temporanea, ma è la condizione strutturale del mondo contemporaneo. Lo esamina affrontando le mega aree in cui questo disordine si manifesta e segnala come sia obbligatorio dotarsi velocemente, molto velocemente, di nuovi paradigmi mentali, in modo da poter restare al passo con i tumultuosi nuovi tempi disordinati e da non trovarsi esclusi dalla crescita economica, dalla possibilità di resistere alla nuova geopolitica, dall’innovazione tecnologica e non solo.
Il messaggio di Noci è rivolto soprattutto all’Occidente, che ha perso, al momento senza speranza di restaurazione, la primazia sul resto del mondo. E deve prenderne atto, prendere atto della nuova multipolarità e del clamoroso fallimento della “fine della storia”, che ha smentito per l’ennesima volta il tanto sciagurato quanto notissimo saggio di Francis Fukuyama, La fine della storia e l’ultimo uomo, del 1992. Deve accettare il vanificarsi di ciò che l’occidente ha creduto, fine delle guerre, vittoria del libero mercato, democrazia come destino inevitabile, di fronte alla realtà di nuovi conflitti, protezionismi, crisi climatiche, fratture sociali.
L’accettazione di ciò che accade nel mondo è per Noci la conditio sine qua non per poter affrontare il nuovo. Così come è necessario rendersi conto che la nostra società, specie appunto quella occidentale, si sta incartando in maniera progressivamente suicida in polarità infondate e pericolose: sovranismo/globalizzazione – debito/frugalità – vecchio/giovane – intelligenza umana/intelligenza artificiale.
Dobbiamo affrontarle liberando i nostri cervelli da incrostazioni ormai anacronistiche e dannose, cambiando la nostra mappa mentale in una prospettiva ampia, sistemica e meno ideologica, conciliando le contrapposizioni con un realismo che veda nell’efficacia dei risultati economico-sociali il punto di riferimento. Conciliando quindi bilanci pubblici in ordine e investimenti, sovranità nazionale e libero mercato internazionale, esperienza e vivacità innovativa giovanile e facendo lavorare armoniosamente insieme l’IA e l’essere umano.
Anche se in realtà, va detto, il realismo cui Noci fa appello appare più come un appello alla buona volontà, la cui mancanza è in realtà uno degli elementi costitutivi del disordine, che non un’analisi, appunto realistica, del possibile. L’obiettivo cui guardare è quello di un futuro sostenibile non solo ambientale ma anche politico, istituzionale, sociale. Una delle strade maestre è la formazione moderna e digitale in un futuro in cui la principale divaricazione nell’umanità non sarà quella tra ricchi e poveri ma quella tra chi sa e chi non sa.
Qualcuno che lo ha letto prima di me ha notato come Disordine rappresenti un punto di vista “dall’alto”, tecnocratico da classe dirigente, e sottovaluti, e in certa misura ignori, le tensioni che sono alla base delle contrapposizioni “disordinate”, come quelle che provengono “dal basso”: le irrazionalità, le povertà, i retaggi secolari di contrapposizione se non di odio, i conflitti religiosi. Così come sottovaluta le ambivalenze del digitale e dei meccanismi di potere che sta consolidando, inauditi finora nella storia umana. E come sia proprio il disordine a mettere i bastoni tra le ruote alle strategie conciliative indicate da Noci, fin quasi a renderle autocontradditorie.
Ma un libro, si sa, va considerato sulla base di quello che vuole essere e non di quello che non intende e quindi non può essere, Per cui Disordine resta senz’altro un libro di grande interesse, capace come è di suscitare riflessioni valide e utili.
P.S. – Un discorso a parte meriterebbero le pagine di Noci sull’Italia, caso sempre più clamoroso, e direi per certi versi sempre più incomprensibile, di inadeguatezza rispetto ai grandi fenomeni trasformativi cui stiamo assistendo e forse anche ai normali trend di crescita e di sviluppo. Pagine ovviamente tutt’altro che disfattiste ma certamente sconfortate, che non si possono non condividere, parola per parola.
