Il tempo cominciò la deturpazione dell’appagamento con la sciatalgia, curata con il rapido metodo delle aspirazioni motorie. E Titono guarì rapidamente ma perse il dinamismo da Economo Letterato in Attività Mutevoli. Il tempo proseguì con l’insonnia sfigurante, sedata dalle luci 7fyi. E Titono non si arrese ma fu costretto ad aumentare le applicazioni di emissioni stimolate per sconfiggere le occhiaie che si fondevano con le rughe quotidianamente defalcate. Il tempo favorì, nell’intestino e nella prostata, l’assalto del virus sinusoidale 93, che comportò una segregazione domiciliare con tanto di sorveglianza tattile-intuitiva. E Titono bloccò l’invasione ma divenne un assiduo frequentatore della cella indicibile e un caparbio assuntore di quelle bibite erettili prodotte nelle Zone Vinaccia delle Mesa Metropoli V. del Distretto Antipodale. Il tempo infierì con l’ernia collaterale, detta del Bussante, che fu placata con due interventi meta chirurgici a distanza. E Titono si impegnò a non perdere del tutto lo zelo delle sue aspirazioni incoercibili ma accettò l’interruzione coatta degli esercizi psico-definitori eseguiti con il gruppo prestabilito di armonizzazione motoria.
Inutile accrescere la lista delle devastazioni della ferocia temporale.
Mi limiterò a descrivere come vidi Titono il giorno della presa di coscienza definitiva.
Saliva le scale a spirale del piano intermedio con la lentezza esasperante dei Collaboratori Compensati in svendita nei Centri di Raccolta e di Smercio Conveniente. I talloni erano secchi. I polpacci atoni. Le cosce spelacchiate. I glutei cadenti. I fianchi flosci. Le scapole ricoperte di una peluria lattescente. I tricipiti divorati dalla pelle cascante. Il collo cellulitico. I capelli bianchi, ormai non più generativi, apparivano incollati come i detergenti riparatori del secolo scorso che si staccavano verso le tre di notte, all’interruzione dei Condivisi Dati in Evoluzione.
Titono era diventato un Decrepito Capsulabile.
Il microchip condiviso sarebbe stato valido per altri undici anni.
Lo condussi con ferma cordialità nella Stanza Decisionale del Settore 8/b della Zona Violetta della Circoscrizione prima del Quartiere quarto della Parte sud-ovest della Città di A. A. Le dita rosee si ritraevano dallo scempio del corpo fulgido ormai senilmente adiposo. Gli occhi scintillanti esprimevano l’astio verso la deformità acquisita. Le labbra rugiadose erano risucchiate dal disgusto di un’impossibile immersione nella bava e nelle secrezioni medicamentose. Le narici trasparenti si contraevano come un Memore di Banalità Coercitive per bloccare i conati di vomito provocati dalle purulenze centenarie. Le orecchie diafane furono molestate da una voce da cicala che sussurrava senza sosta: «Eos, ti amo».
Soltanto quando scorsi chiudersi il coperchio della capsula in cui Titono o, meglio, quel che rimaneva di Titono, era stato rinchiuso, compresi di essere nata una seconda volta, che iniziava una vita nuova.
