Il grande Bob di Georges Simenon

Il grande Bob, di Georges Simenon, Adelphi Edizioni, 2025
«Bob è morto». Così Lulu annuncia all’amico Charles Coindreau la scomparsa del marito. «Quando?» chiede incredulo il dottor Coindreau. «Ieri mattina, a Tilly. Dicono che è stato un incidente».
Siamo nell’incipit de Il grande Bob, romanzo in cui Georges Simenon, attraverso la voce narrante del dottor Coindreau, racconta la parabola di un uomo fuori dal comune, ma anche la fragilità celata dietro la maschera dell’allegria.
Bob Dandurand – soprannominato “il Grande Bob” per la sua bonomia contagiosa, per la battuta pronta, per i bianchini tracannati a qualsiasi ora del giorno – è un personaggio dal passato misterioso, al margine della sua stessa vita, in precario equilibrio tra leggerezza e abisso.
Coindreau passa a trovare Lulu nella casa atelier di Montmartre. La ascolta, la consola, la interroga. Tornato a casa, il dottore non riesce a sottrarsi alle domande della moglie. «Cosa ti ha detto» gli chiede. «Cosa vuoi che dica? Pare che Bob si sia suicidato» le risponde. «Lui? E tu ci credi?» insiste lei. «Per forza. Sembra evidente» «E perché l’avrebbe fatto?» «Non si sa». Che sappiamo degli altri, in definitiva, quando neanche di noi stessi sappiamo granché?
Coindreau inizia un’indagine che lo conduce a interrogare chiunque avesse conosciuto Bob Dandurand: torna da Lulu, incontra gli amici, i conoscenti, la sorella di Bob e perfino Adeline, l’ultima amante dell’amico, con la quale finirà egli stesso a letto. Dai ricordi e dalle testimonianze riaffiora il ritratto di un uomo inquieto. «Negli ultimi tempi aveva un modo particolare di guardarsi allo specchio dietro le bottiglie. Quando un uomo comincia a scrutarsi negli specchi, non è un buon segno», osserva con amara lucidità il padrone del bistrot.
Simenon, erede della grande tradizione ottocentesca che da Balzac e Hugo conduce a Dostoevskij, analizza spesso nei suoi romanzi il tema del male nel mondo. Ne Il grande Bob affronta il tema opposto: il bene.
Bob Dandurand – ad un passo dalla conquista di una posizione sociale importante – ha abbandonato la strada tracciata per lui dalla famiglia. Per questa scelta ha pagato un prezzo: ha perso la fiducia del padre e ha dovuto fare i conti con l’essere stato causa di delusione. Ma il rapporto interrotto con il genitore non l’ha scosso più di tanto. Nel mentre si sente attratto dall’ascetismo più integrale, continua a subire il fascino dalle interazioni umane. Incontra una giovane donna. Non ci vuole molto a capire cosa faccia per vivere. La porta a casa. Fanno l’amore. Quando lei sta per andarsene, rassegnata ad una vita randagia, scatta qualcosa. Dandurand la trattiene, la sposa, perché vuole salvarla. Basta la salvezza di una sola persona a riscattare il mondo intero? Certamente no! Ma il grande Bob è consapevole dei limiti di ciò che un uomo può fare nella sua vita.
Il suicidio non è gesto disperato, né un affondo esistenzialista. È piuttosto un atto di sobrietà estrema: la decisione di non pesare sugli altri dopo la diagnosi di una malattia incurabile. Una morte scelta in silenzio, come in silenzio Bob aveva vissuto la sua piccola grande ricerca di senso.
Ne Il grande Bob non c’è pietismo, non ci sono clamori. Tutto è detto quasi sottovoce, con quella prosa immediata e scarna che fa di Simenon uno scrittore capace di comunicare l’inquietudine senza mai proclamarla. La grandezza del romanzo sta proprio qui: nel mostrare, con semplicità disarmante, la possibilità dell’uomo di essere fratello all’uomo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Unisciti alla nostra community letteraria!

Altri articoli che potrebbero piacerti

Personaggi in cerca d’editore
Personaggi in cerca d’editore
Ex-patria