Sottrarre all’oblio

di Luigia Spadano

In un panorama editoriale dominato dalla pressione delle novità, dall’accelerazione delle uscite e da una visibilità sempre più ridotta sugli scaffali, la memoria letteraria rischia di svanire. I libri vivono stagioni rapide, spesso scandite dalle logiche di mercato più che dai tempi di lettura. Con la collana L’altro ieri, la casa editrice Solfanelli ha scelto una direzione controcorrente: riportare in libreria gli scrittori del secondo Novecento oggi dimenticati, riaprendo un dialogo con le opere che hanno ancora molto da dire. Ne parliamo con il curatore Simone Gambacorta.

Vi sono libri che oggi sembrano finiti su altri pianeti

Quando e perché uno scrittore finisce per essere dimenticato? E quale responsabilità abbiamo nel restituirgli voce?

Me lo chiedo spesso, non sono riuscito a trovare una risposta soddisfacente. Però so che è una cosa che avviene e che non riguarda solo gli scrittori, cioè non riguarda i soli narratori, ma anche i critici: vi sono libri che oggi sembrano finiti su altri pianeti. È chiaro che non si può ricordare tutto né leggere tutto, ma quello che ogni volta mi colpisce è entrare in contatto – spesso molto casualmente, lo ammetto – con testi che hanno richiesto a chi li ha scritti anni di lavoro, che sono stati letti, amati, discussi, e che poi sono finiti dimenticati. A fronte di questa forma di distrazione, c’è però la possibilità di recuperare uno stupore conoscitivo, perché lo scrittore ci si mostra nella sua interezza di autore da riscoprire, con una sua storia e un suo passato. Al tempo stesso, bisogna tenere conto del rischio della retorica del recupero: se spesso è inspiegabile che tanti titoli e percorsi siano stati dimenticati, altrettanto spesso non si può che constatare un invecchiamento fatale di scritture che restano testimonianze senz’altro importanti, ma poco capaci di parlarci.

In un sistema editoriale fortemente orientato alla rapidità, quale responsabilità culturale sente nel proporre opere che appartengono a un tempo intermedio, non più contemporaneo ma non ancora pienamente storicizzato?

Mi piace moltissimo questa espressione che usi, “tempo intermedio”. Credo che sia particolarmente adatta al discorso che stiamo facendo. Mi fa pensare a un tempo aperto, svincolato, dove si possono toccare scritture che parlano la nostra lingua, scritture che ci sono vicinissime e che tuttavia stanno anche da un’altra parte. In realtà si tratta di uno sfasamento solo cronologico, convenzionale, apparente, perché quelle che sembrano differenze di tempo sono invece forme della contemporaneità. Perciò la collana si chiama L’altro ieri. L’unica responsabilità che mi viene in mente è compiere delle scelte nelle quali crediamo ed è quello che con l’editore Marco Solfanelli ci impegniamo a fare.

L’unica responsabilità è compiere delle scelte nelle quali crediamo

Recuperare un autore significa compiere scelte precise. Ripubblicare non è soltanto ristampare. Che tipo di lavoro di cura, contestualizzazione e rilettura accompagna ogni volume della collana?

La scelta che facciamo è quella di affidarci a una sensibilità. Se la lingua di un romanzo ci parla, è segno che quel romanzo ha qualcosa da dirci. Se, attraverso una scelta stilistica, un certo tema resta eloquente anche nel nostro oggi, vuol dire che il libro che ne è portatore è un libro da considerare con il giusto interesse. Il lavoro di cura e contestualizzazione tiene conto di questo coincidere di piani. È chiaro che ogni scelta è un tentativo, una proposta, non è un decreto-legge.

La collana si apre con La casa di Napoli di Gennaro Manna, accompagnato da una nota critica di Michele Prisco. Che cosa rappresenta questo libro nel progetto editoriale?

Manna ha scritto un romanzo dove un personaggio, il protagonista, esiste in funzione di un ambiente, anzi di una serie di ambienti. Sono quelli che Giovanni Sermonti abita, frequenta, scopre, attraversa. Egli stesso è un ambiente morale, è uno spazio abitato da sé stesso, cioè dalle sue idealità, dai suoi interessi culturali, dalle sue aperture intellettuali, dai suoi affetti. Tutto questo Manna lo dà sotto forma di una narrazione molto snella e compatta, visuale, a tratti cinematografica. Croce è una traccia che Manna ha seguito con libertà: più che un’operazione figurativa, la sua è stata un’astrazione. Naturalmente, come osserva Prisco, le rispondenze di ordine biografico non mancano. Credo che Manna pensasse che ogni uomo è un’unicità inconoscibile e che per provarsi a comprenderne il cammino non si può far altro che immaginarne il punto di vista sulle cose e il modo di interagire con ambienti, situazioni e persone, e anche il modo di vivere i silenzi.

Guardando al futuro, L’altro ieri intende costruire una mappa alternativa della narrativa italiana del secondo Novecento?

Non abbiamo questa ambizione né alcuna velleità pedagogica. Abbiamo pubblicato i primi due titoli della collana, La casa di Napoli di Gennaro Manna e Il sapore della menta di Piero Santi, curato da Sandro de Nobile. Ora siamo al lavoro per il terzo titolo, che dovrebbe essere ormai prossimo. Per il resto, a guidarci è il desiderio di tenerci strette delle opere che abbiamo piacere non spariscano. Credo che questo possa essere anche di aiuto alle consapevolezze di molti fra coloro che oggi scrivono narrativa.


Nota biografica

Simone Gambacorta (1978) scrive recensioni per il magazine Treccani e per L’immaginazione. Ha scritto per L’indice e L’illuminista ed è nella redazione di Smerilliana. Ha curato le pagine culturali del quotidiano teramano La Città, è stato vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo e ha fatto parte del Comitato per il centenario della nascita di Michele Prisco (Mibac). Giurato dei premi Flaiano (narrativa), Camaiore, Bonanni, Moretti e Civitaquana, è stato segretario del Premio Teramo per un racconto inedito e ne ha presieduta la giuria. Cura una trasmissione tv settimanale sui libri per Super J e una rubrica letteraria sul Germe. È il responsabile della comunicazione dell’AIL di Teramo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Unisciti alla nostra community letteraria!

Altri articoli che potrebbero piacerti